Girovangando alla ricerca di notizie, ieri mi sono imbattuta in un articolo di Mario Fortunato su il Mattino che raccontava di un fatto avvenuto a Sapri forse poco discusso.
Durante la festa serale di San Francesco, c’è stato un insolito blitz della polizia urbana nei confronti delle “bancarelle nere”. La retata è stata insolita dicevo non per il puro avvenire, ma quanto per il modus operandi dei vigili urbani che arrivati a sorpresa con la loro camionetta hanno letteralmente acciuffato i venditori ambulanti e sequestrato loro tutta la merce. Fin qui tutto normale, ci sta. Il problema è che la merce è stata bruscamente gettata nel cassone della camionetta comunale come fosse spazzatura. Inoltre, mentre si era creata la solita folla di curiosi uno dei venditori africani si è messo in ginocchio a supplicare i vigili per riavere la propria merce.
Una scena dunque plateale e forse esagerata da ambedue le parti (vigili ed ambulanti) che ha avuto la sua origine, il suo movente da una petizione di 72 firme dei commercianti di zona inviata all’amministrazione comunale giorni prima. I commercianti locali incolpavano i venditori ambulanti, il mercato settimanale e i negozi cinesi dei loro scarsi guadagni. Dunque dopo le proteste è arrivato il blitz.
Sinceramente a me questo fatto sembra tutto un “casotto”. Perché se i commercianti di zona guadagnano poco non è certo colpa dei venditori ambulanti o del mercato o dei negozi cinesi. La colpa è, scusate la schiettezza, tutta loro.
I venditori ambulanti in quanto irregolari vanno fermati e fatti sgomberare, ma TUTTI gli ambulanti, non solo gli africani, anche i napoletani e calabresi che in mezzo la passeggiata vendono braccialetti luminescenti, batterie per cellulari e altra merce senza il marchio cee e senza autorizzazione. Ma metterei la mano sul fuoco che se sparissero dalla faccia della terra tutti i venditori irregolari, le economie dei commercianti che hanno protestato non migliorerebbero. Ci sarebbe ancora il mercato e ci sarebbero (e saranno sempre di più) i negozi cinesi. Il problema, non sono loro, il problema è la scarsa competività dei negozianti sapresi che non fa nulla per migliorare le cose, se non lamentarsi. Se il cittadino preferisce andare al mercato a comprare un paio di scarpe o una t-shirt o anche le mutande il motivo è da ricercare nei prezzi forse fuori mercato dei negozi, negli scarsi accorgimenti che potrebbero distinguere un negozio da una bancarella e nella scarsa organizzazione. A Sapri non esiste un’organizzazione dei commercianti, non esiste un consorzio, non esiste un “lavorare assieme per lavorare meglio tutti”. Tra i negozianti di Sapri non esiste cooperazione. Sono cani sciolti, ognuno con le sue idee e quasi nessuno con una buona idea. Ognuno convinto che i propri prezzi siano competitivi, ognuno convinto che la propria attività sia la migliore. La presunzione non porta lontano, anzi, la presunzione porta al mercato e ai negozi cinesi.
E allora forse non è stata una scena di razzismo quella vista la sera della festa di San Francesco, forse è stato un atto di esasperazione da parte di un gruppo di negozianti sapresi che, rappresentata dai vigili urbani, non ha altre soluzioni, non riesce a dare altre motivazione alle loro scarse entrate se non quella di trovare un capro espiatorio e decidere di “punirlo”.
La legalità va rispettata e i venditori irregolari fermati, ma l’economia va studiata e rincorsa. Il lamento non è una via di salvezza ma solo una spinta verso il baratro.
Cari commercianti sapresi, datevi da fare, svegliatevi perché tra centri commerciali, mercati e negozi cinesi la concorrenza è spietata. Aprite gli occhi e rimboccatevi le maniche perché il mercato è un mare pieno di pesci, dovete solo cambiare amo.
Girovangando alla ricerca di notizie, ieri mi sono imbattuta in un articolo di Mario Fortunato su il Mattino che raccontava di un fatto avvenuto a Sapri forse poco discusso.
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