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	<title>sapriblog.com &#187; Story</title>
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		<title>Una lettera d&#8217;amore!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 05:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tony</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Ciao Tony,
sono io. Il tuo sito web. Si, lo so, sono stato distante ultimamente. E&#8217; solo che mi sento troppa pressione. Vuoi che funzioni da solo? Da solo non ce la posso fare; io ho bisogno di una mano… meglio due e una tastiera. Si, lo so che sei molto impegnato con il lavoro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ciao Tony,<br />
sono io. Il tuo sito web. Si, lo so, sono stato distante ultimamente. E&#8217; solo che mi sento troppa pressione. Vuoi che funzioni da solo? Da solo non ce la posso fare; io ho bisogno di una mano… meglio due e una tastiera. Si, lo so che sei molto impegnato con il lavoro e lo capisco benissimo&#8230; voglio dire: mai lamentarsi quando il lavoro abbonda, cavalcare l&#8217;onda ad ogni costo, ecc. ecc.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em><span id="more-2253"></span></em></p>
<p><em>Io però devo dirtelo, ultimamente mi sono sentito un po&#8217; trascurato, in balia delle onde, o meglio, delle notizie. Si, non trascuriamo quelle che sono le notizie più importanti, è vero ma mi manca quella connessione che avevamo una volta. Mi manca quella sensazione di &#8220;insieme&#8221; che c&#8217;era prima. </em></p>
<p><em>So che non puoi fare di più ora ma ho un&#8217;idea. Che ne dici se di tanto in tanto mi vedessi con qualcuno dei nostri lettori? Una sorta di appuntamento con chiunque voglia uscire con me. Riportiamo di moda i vecchi amici di penna, dai! </em></p>
<p><em>Pensaci: i nostri lettori hanno un sacco di cose da dire sulla nostra città, almeno quante ne abbiamo io e te. L&#8217;unica cosa che dovrebbero fare e prendere una tastiera e scrivere le loro idee, i loro post, ed inviarli a me. Io li pubblico e loro li firmano. Anche solo un mini pensiero, una battuta, un tweet o uno status, io vorrei pubblicare anche quelli. E sai qual&#8217;è la parte più figa dell&#8217;idea? Che possono firmare gli articoli come pare a loro; con il loro nome o con il loro nickname, o non firmarli affatto.</em></p>
<p><em>Io spero non ti dispiaccia questa mia proposta; so bene che è un po&#8217; azzardata, che potresti essere geloso ma sarebbe solo un vantaggio per tutti. Io non sarò più soltanto il tuo blog, ma il blog dei sapresi. </em></p>
<p><em>Allora che ne dici? Nessuna problema o altro. Io ti amo ancora, anche se di tanto in tanto uscirò con gli amici. Penso che dovremmo provare e penso anche che dovremmo chiedere ai nostri lettori che ne pensano.</em></p>
<p><em>Tuo,<br />
SapriBlog</em></p>
<p><em>Post Scriptum<br />
Ho fatto la lavatrice e steso i panni al sole, devi solo raccoglierli.</em></p>
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		<title>Saudade.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 09:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tony</dc:creator>
				<category><![CDATA[Story]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[dedica]]></category>
		<category><![CDATA[sapri]]></category>
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		<description><![CDATA[Più dei cantieri, più della politica, la cosa meravigliosa in assoluto di Sapri è l&#8217;innamoramento.

Aver vissuto Sapri è come aver vissuto il primo amore. Quell&#8217;amore che resta per sempre, quell&#8217;amore che se un giorno tornasse ci troverebbe pronti a buttare via ogni cosa e a ricominciare da capo.
Sapri la sogniamo di notte quando siamo lontani, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Più dei cantieri, più della politica, la cosa meravigliosa in assoluto di Sapri è l&#8217;innamoramento.</p>
<p><span id="more-2236"></span></p>
<p>Aver vissuto Sapri è come aver vissuto il primo amore. Quell&#8217;amore che resta per sempre, quell&#8217;amore che se un giorno tornasse ci troverebbe pronti a buttare via ogni cosa e a ricominciare da capo.</p>
<p>Sapri la sogniamo di notte quando siamo lontani, il mare, la spiaggia, le persone. E&#8217; un sorriso dopo il pianto, è un bicchier d&#8217;acqua dopo una corsa, Sapri è sempre una rinascita.<br />
Possiamo decidere di viverci per sempre, possiamo decidere di scappare lontano ma qualunque sia la nostra scelta, Sapri resta li, nel più profondo del cuore. Ci dice da dove veniamo, chi siamo, a volte anche cosa vogliamo.</p>
<p>A volte ci fa arrabbiare, ma non riusciamo mai a chiuderle la porta sul muso, non riusciamo mai a mandarla via. Sapri non si dimentica, Sapri è per sempre.<br />
Non si può spiegare questo senso di appartenenza, di innamoramento a chi non ha mai vissuto Sapri.</p>
<p>E&#8217; una sorta di saudade; ma non quella volgare, quella brasiliana. Non è la nostalgia di un luogo, non è la nostalgia di un modo di vivere; è molto più simile alla saudade portoghese, quella pura, quella originale. Sapri è la nostalgia assoluta, la nostalgia per definizione. Sapri è la nostalgia di quello che potrebbe essere e non è, Sapri è la nostalgia di quello che vorremmo che fosse. Sapri è il nostro ideale di vita. Sapri è fatta dai nostri ricordi e dalle nostre speranze. Sapri è Sapri.</p>
<p>Questo video è stato realizzato dai ragazzi di Attic, una crew di artisti sapresi che Sapri ha deciso di raccontarla.<br />
<a href="http://www.facebook.com/video/video.php?v=149889778407740&amp;oid=136771619702799&amp;comments" target="_blank"> http://www.facebook.com/video/video.php?v=149889778407740&amp;oid=136771619702799&amp;comments</a></p>
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		<title>Del Verde, del Bianco e del Rosso: Buon Compleanno Mamma Italia!</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 05:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tony</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<description><![CDATA[1861 &#8211; 2011
 150 anni a cantare l&#8217;inno più bello del mondo;
 150 anni a guardare i colori più belli del mondo;
 150 anni a lottare, perdere, vincere;
 150 anni di Italia, di Italiani;
 150 anni dell&#8217;unico popolo, dell&#8217;unica nazione, nata dalle basi di una cultura già esistente;
 150 anni di bel paese&#8230; non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1861 &#8211; 2011</strong><br />
<strong> 150 anni</strong> a cantare l&#8217;inno più bello del mondo;<br />
<strong> 150 anni</strong> a guardare i colori più belli del mondo;<br />
<strong> 150 anni</strong> a lottare, perdere, vincere;<br />
<strong> 150 anni</strong> di Italia, di Italiani;<br />
<strong> 150 anni</strong> dell&#8217;unico popolo, dell&#8217;unica nazione, nata dalle basi di una cultura già esistente;<br />
<strong> 150 anni</strong> di bel paese&#8230; non è un caso se la parola &#8220;allegria&#8221; esiste solo nella nostra lingua.</p>
<p><strong>Italia</strong>, paese di banditi, paese di eroi.</p>
<p><span id="more-2231"></span></p>
<p><em>&#8220;Affermano alcuni,ma non molti, che potrebbesi, benché privi di nazionalità, godere di libertà. La più parte di costoro son dotti, pei quali, a loro credere, è patria il mondo; e cotesta vanità può, in parte, adonestare il loro asserto che, assurdo quanto quello di nazionalità senza libertà, male adeguerebbesi con la loro dottrina. L’esser privi di nazionalità vuol dire che un elemento straniero debba, nella nostra patria, preponderare, ed in tal caso è in- dubitato che la libertà individuale verrà lesa. L’Italia, o parte di essa, dicono costoro, potrà formar parte di un’altra nazione libera, e godere di una tal libertà. In primo luogo, come l’utile, le attitudini, le inclinazioni non si riscontrano mai identiche fra due individui, del pari avviene delle nazioni. Un Italiano non sarà mai né Francese, né Tedesco senza una forza estrinseca che violenti il suo naturale. È questa una verità sentita, un assioma che non ha bisogno di dimostrazioni; una provincia italiana, o l’intera Ita- lia, che facesse parte di liberissimo Impero, non potrebbe perciò dirsi libera; gli Italiani non sarebbero che schiavi beati, (per quanto pos- sa esservi beatitudine fra le catene), ma non altro che schiavi.<br />
Se poi l’Italia, o parte di essa, fosse confederata con altra nazione, in tal caso sarebbe libera se unita da volontario patto ed allora di fatto esisterebbe la nazionalità; ma se una ragione qualunque imponesse questo patto, nazionalità e libertà sparirebbero entrambe. Tali furono i Cisalpini, vergogna maggiore del bastone tedesco. Tra i Cisalpini ed i moderni Lombardo-Veneti havvi la differenza medesima che fra un vile cortigiano ed un fiero e dignitoso cittadino condannato per delitto di maestà. Se la semplice centralizzazione italiana può intaccare la libertà, come essa può mai rimanere intera sotto l’attrito che eserciterebbe su noi un popolo straniero? Enziandio riducendo il tutto alla sola libertà di stampa, pure i scrittori che si faranno a propugnare l’utile della propria nazione, giungeranno ad un punto che intaccheranno il protettore, e la forza li farà tacere, se l’oro non giungerà a comprarli. Facciamoci ora a considerare la libertà, nel suo vero aspetto, nel suo vero significato: dritto di eleggersi i proprî maestrati, di esser giudicati da’ propri conterranei; di esser legislatori di se medesimi; di non sotto- stare ad alcuna determinazione, senza che venga ascoltato il proprio parete, o di chi eleggesi quale rappresentante&#8230; Possono tali con-dizioni verificarsi senza una recisa nazionalità? Oltrecché, come un individuo per esistere deve sentire il proprio essere, la propria sensibilità, ed avere un pensiero tutto suo, attributi che non solo non possono venirgli comunicati, ma vengono distrutti o mutilati dalla ben- ché minima influenza altrui, del pari ogni influenza straniera non potrà mai favorire, ma ritardare il nostro risorgimento. Sperano altri che un popolo straniero ci conquisti per poi donarci libertà, ed è questa delle utopie la più assurda e codarda ad un tempo stesso.<br />
Il forte troverà maggior vantaggio nel comandare, che nel francare completamente il debole; senza che, la libertà ottenuta in dono non potrà essere che condizionata, quindi mutilata; non è libera una nazione convinta, ch’altri, volendo, possa rapirgli la sua libertà; la piena fiducia nelle proprie forze è una condizione indispensabile (fiducia che solo dai fatti può emergere), quindi la libertà deve non so- lo conquistarsi, ma conquistarsi senza aiuti. Se gl’invasori d’Italia, ritirandosi, l’abbandonassero a se medesima, non per questo l’Italia sarebbe libera. (&#8230;) L’Italia per es-sere libera deve essere indipendente, e libertà ed indipendenza non altrimenti si ottengono che conquistandole: l’Italia deve fare da sé; e tanto più salda sarà la sua futura libertà per quanto più numerosi saranno i debellati nemici, e più superbi i monumenti di gloria meritati per conquistarla. (&#8230;)&#8221;</em></p>
<p><em><strong>Carlo Pisacane</strong></em></p>
<p><strong>Buon Compleanno Italia!</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Riceveva lo Stipendio Senza Lavorare; una Strana Storia Saprese.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 04:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tony</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; il sogno di molti, la fantasia finale di un intero popolo che vive nella speranza del superenalotto, del win for life, di una rendita che permetta di vivere bene, benissimo, senza dover lavorare.

Ma è davvero così allettante l&#8217;idea? Davvero vivremmo felici senza lavorare? Io mi annoierei senza lavorare. Sarà perché faccio il lavoro che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; il sogno di molti, la fantasia finale di un intero popolo che vive nella speranza del superenalotto, del win for life, di una <strong>rendita</strong> che permetta di vivere bene, benissimo, <strong>senza dover lavorare</strong>.</p>
<p><span id="more-1820"></span></p>
<p>Ma è davvero così allettante l&#8217;idea? <strong>Davvero vivremmo felici senza lavorare?</strong> Io mi annoierei senza lavorare. Sarà perché faccio il lavoro che vorrei ma non vivrei felice senza il mio lavoro.</p>
<p>Certo, una rendita certa, sicura e fissa ulteriore sarebbe super gradita, ma utilizzerei la tranquillità economica per migliorarmi nel mio settore, per portare avanti progetti che sono nel cassetto in attesa di fondi.</p>
<p>Come me, senza lavoro non sapeva vivere un <strong>ex-dirigente</strong> della <strong>Banca Mediterranea</strong> di <strong>Villammare</strong>, <strong>Giuseppe Di Donato</strong> di <strong>Sapri</strong>.</p>
<p>La storia risale al <strong>2003</strong>, quando, da direttore della filiale, <strong>Giuseppe</strong> veniva <strong>licenziato </strong>in seguito ad un&#8217;ispezione dalla quale risultava che il dirigente non avrebbe controllato l&#8217;operato dei funzionari della filiale stessa.</p>
<p><strong>Reintegrato</strong> nel posto di lavoro <strong>dal Giudice del lavoro di Potenza</strong>, <strong>Di Donato</strong> <strong>non tornò mai a lavorare</strong> non ricevendo nessun incarico. <strong>Nessun incarico ma stipendio pieno</strong>. Un paradosso!</p>
<p>Uno strano scherzo burocratico che spinse il dirigente (ormai ex) ad una <strong>nuova azione legale</strong> al termine della quale il <strong>Tribunale di Potenza</strong> obbligò la Banca a reintegrarlo nelle stesse mansioni svolte prima del licenziamento con la seguente motivazione: &#8220;<em>il lavoro non è soltanto un mezzo di guadagno, ma una modalità di estrinsecazione della personalità del soggetto</em>&#8220;.</p>
<p>Ora, il <strong>Giudice del lavoro del Tribunale di Potenza</strong>, oltre a confermare in maniera definitiva il <strong>reintegro di Di Donato</strong>, ora alla <strong>filiale di Maratea</strong>, <strong>ha condannato la Banca Popolare di Bari al risarcimento di 130 mila euro</strong> oltre agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria (in poche parole TANTI SOLDINI) per danni non patrimoniali subiti da <strong>Giuseppe</strong>.</p>
<p>Vista così, da fuori sembra una mossa geniale, una super cazzola dei tempi nostri, una mandrakata da fenomeno, invece è solo un brutto caso, giustamente risarcito, di &#8220;mala-italianetà&#8221;.</p>
<p><strong>Lavorare è un diritto</strong> di ognuno di noi e <strong>Giuseppe</strong> vuole lavorare.</p>
<p><strong>Tu, nei panni di Di Donato, cosa avresti fatto?</strong> Ti saresti comportato come lui o ti saresti tenuto lo stipendio e zitto zitto avresti nullafatto fino alla pensione?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>SapriBlog Racconta Maurizio Noviello [capitolo 2]</title>
		<link>http://www.sapriblog.com/2009/11/sapriblog-racconta-maurizio-noviello-capitolo-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 07:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tony</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il primo Capitolo, ecco la seconda parte della Story di questo mese che racconta la commovente storia di Maurizio Noviello.
Eravamo rimasti al 1981, in cui Maurizio è una promessa del ciclismo.

Capitolo 2. Dopo il 23 novembre 1981
Con un salto di due anni, siamo ora nel 1983 e Maurizio ha le mani e i piedi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il <a href="http://www.sapriblog.com/2009/11/sapriblog-racconta-di-maurizio-noviello-pt-1/" target="_self">primo Capitolo</a>, ecco la seconda parte della <strong>Story</strong> di questo mese che racconta la commovente storia di <strong>Maurizio Noviello</strong>.<br />
Eravamo rimasti al <strong>1981</strong>, in cui <strong>Maurizio è una promessa del ciclismo</strong>.</p>
<p><span id="more-1130"></span></p>
<h4 style="font-size: 1em;">Capitolo 2. Dopo il 23 novembre 1981</h4>
<p>Con un salto di due anni, siamo ora nel <strong>1983</strong> e <strong>Maurizio</strong> ha le mani e i piedi legati al letto, dal quale non riesce a muoversi. Gli dicono che è legato per il suo bene, affinché non si gratti il capo là dove avevano inciso.</p>
<p>Un <strong>buco nella sua storia</strong> di due anni, in cui <strong>Maurizio</strong>, dal <strong>23 novembre 1981</strong> al <strong>1983</strong> è stato sottoposto a <strong>cure mediche</strong> e riabilitative, ma che dal letto non lo hanno fatto muovere.<br />
Poi viene trasferito a <strong>Campolongo</strong>. Qui, riescono a mettere <strong>Maurizio</strong> <strong>sulle sue gambe</strong>, in posizione eretta, ma <strong>Maurizio</strong> non ce la fa proprio a camminare, non riesce nemmeno a reggersi autonomamente. Ci torna spesso a Campolongo; due mesi lì e due mesi a casa.</p>
<p>E&#8217; a <strong>Bologna</strong> invece, che Maurizio riesce, con l&#8217;aiuto di <strong>deambulatori</strong>, a spostarsi da solo nella sua stanza. Ma è una <strong>speranza</strong> effimera, dalla quale non otterrà nulla di più <strong>Maurizio</strong>. Nemmeno con l&#8217;aiuto dei dottori in <strong>Svizzera</strong> e negli <strong>Stati Uniti</strong>.</p>
<p>Così, quella che nel <strong>1981</strong> è la <strong>promessa campana del ciclismo</strong>, si ritrova, nel <strong>1983</strong>, a dover fare a meno delle sue armi migliori, a fare a meno delle sue gambe.</p>
<h4 style="font-size: 1em;">Maurizio, dopo le 10.45 del 23 novembre 1981.</h4>
<p><strong>Maurizio</strong> è un ragazzo come tanti; un ventitreenne che aveva conosciuto l&#8217;<strong>amore</strong> e la <strong>gloria</strong>, un ragazzo che improvvisamente ha dovuto fare i conti con il <strong>destino</strong>.</p>
<p>Su di una <strong>sedia a rotelle</strong>, <strong>Maurizio</strong> comincia la sua <strong>nuova vita</strong>. E la comincia con <strong>coraggio</strong> e <strong>fede</strong>. La comincia guardando quella sedia non come una maledetta privazione ma come una prova della sua vita. Lui è ancora vivo. E&#8217; questo che conta.</p>
<p>E&#8217; un ragazzo fedele <strong>Maurizio</strong>, prega tutte le mattina. <strong>Prega</strong> appena sveglio.<br />
E&#8217; stato anche a <strong>Lourdes</strong>. Più di una volta. Di quella visita <strong>Maurizio</strong> ricorda il bagno nell&#8217;acqua santa e l&#8217;inutilità dell&#8217;asciugamani; ricorda la fiaccolata verso la grotta e ricorda la grotta. Ci sono trentamila persone, lui non parla una parola di francese ma sente di capirli tutti. Lui è come loro, loro sono come lui.</p>
<p>Nella <strong>fede</strong> riversa tutta la sua vita e per questo <strong>Maurizio</strong> decide di recarsi anche a <strong>San Giovanni Rotondo</strong>, ad <strong>Assisi</strong> e da <strong>San Gerardo</strong>.<br />
Vuole diventare buon amico di <strong>Padre Pio</strong>, <strong>San Francesco</strong> e <strong>San Gerardo</strong>, così amico da chiedere loro prima o poi di farlo ritornare a <strong>correre sulla sua bici</strong>.</p>
<p>Proprio per tenersi in allenamento per quel giorno, <strong>Maurizio</strong> ogni mattina si sveglia presto per andare a fare <strong>fisioterapia</strong>. Dovrà essere al massimo della forma per quando <strong>ritornerà a correre</strong>.</p>
<p>Dopo la fisio, <strong>Maurizio</strong> ritorna a casa e grazie al computer, chiacchiera con i suoi amici, fa ricerche e rimane affascinato ogni giorno dalla quantità di informazioni che riesce a reperire grazie ad <strong>Internet</strong>.<br />
Dopo pranzo si fa un pisolino e la sera si gode un po&#8217; di TV o ritorna al suo Pc, che lo diverte molto di più della TV.</p>
<p>Ma la giornata preferita di <strong>Maurizio</strong> è senza ombra di dubbio la <strong>domenica</strong>. Con i suoi amici, va a messa e dopo pranzo allo <strong>stadio</strong> a vedere la partita, anche se la passione per il calcio è nata solo dopo quel <strong>23 novembre</strong>.</p>
<p>Certo, raccontata così sembra una passeggiata la vita di <strong>Maurizio</strong>. Ma non è tutto rose e fiori.<br />
I momenti di <strong>sconforto</strong> non mancano, la <strong>sofferenza</strong> è sempre dietro l&#8217;angolo. Spesso <strong>Maurizio</strong> ripensa a lei, il grande amore della sua vita.<br />
Lei che anche dopo l&#8217;incidente gli è stata vicina, lei che solo dopo tanto tempo gli ha confessato di non farcela a continuare, di non riuscire a seguire un percorso così difficile. <strong>Maurizio</strong> l&#8217;ha capita. Certo, il <strong>dolore</strong> è stato grande ma l&#8217;ha capita. Mai si permetterebbe di giudicarla. Lei sarà per sempre la sua <strong>sposa</strong>.</p>
<p>Un cammino doloroso quello di <strong>Maurizio</strong>, ma fatto anche di gioie e di sentimenti. Fatto di <strong>amici</strong> e fatto dalla <strong>mamma</strong>, fatto dai giovani che gli chiedono consigli sulla &#8220;<strong>bicicletta</strong>&#8220;.<br />
Fatto di <strong>ricordi</strong> e <strong>commozione</strong>, fatto di <strong>lacrime</strong> e <strong>sorrisi</strong> e fatto di dispiacere. Il dispiacere di una <strong>banale caduta</strong> in motorino, per una ruota bastarda a duecento metri da casa che ha fatto di <strong>Maurizio</strong> una persona diversa da quella che lui stesso sognava.</p>
<p>Ma <strong>Maurizio</strong> <strong>non ha smesso di sognare</strong>, anzi, ora sogna molto più forte di prima. Sogna di poter riavere una <strong>donna</strong>, sogna una <strong>famiglia</strong> tutta sua, sogna dei <strong>figli Maurizio</strong>.</p>
<p>Sogna di poter dare loro tutto l&#8217;amore di cui è capace, sogna di poter insegnare loro ad andare in bicicletta per continuare a correre, p<strong>iù veloce del vento</strong>, <strong>più veloce del destino</strong>.</p>
<p><a href="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/11/maurizio-noviello-promessa-de-ciclismo-sapri.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1141" title="maurizio-noviello-promessa-de-ciclismo-sapri" src="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/11/maurizio-noviello-promessa-de-ciclismo-sapri.jpg" alt="maurizio-noviello-promessa-de-ciclismo-sapri" width="462" height="582" /></a></p>
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		<title>SapriBlog Racconta Maurizio Noviello [capitolo 1]</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 07:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tony</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo mese Sapri Blog ti racconta l&#8217;emozionante e commovente storia di un ragazzo saprese che ti colpirà per la sua forza.
Sapri Blog racconta Maurizio Noviello.

Capitolo 1. Prima del 23 novembre 1981
E&#8217; la camera di un ospedale quella che intravede aprendo gli occhi dopo tre giorni, che a lui sono sembrati un&#8217;eternità.
La vista è ancora appannata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo mese <strong>Sapri Blog</strong> ti racconta l&#8217;emozionante e commovente storia di un ragazzo saprese che ti colpirà per la sua forza.<br />
Sapri Blog racconta <strong>Maurizio Noviello</strong>.</p>
<p><span id="more-1107"></span></p>
<h4>Capitolo 1. Prima del 23 novembre 1981</h4>
<p>E&#8217; la camera di un <strong>ospedale</strong> quella che intravede aprendo gli occhi dopo tre giorni, che a lui sono sembrati un&#8217;eternità.</p>
<p>La vista è ancora appannata, e mentre a fatica mette a fuoco, le orecchie ascoltano voci che gli fanno capire di essere a <strong>Napoli</strong>, al <strong>Cardarelli</strong> per la precisione.</p>
<p>La <strong>paura</strong> è tanta, la confusione pure. Chiede spiegazioni, e gli viene detto che dall&#8217;<strong>ospedale</strong> di <strong>Sapri</strong> è stato trasportato al <strong>Cardarelli</strong> di <strong>Napoli</strong> in stato di coma in cui è rimasto per tre giorni per un <strong>trauma cranico</strong> con <strong>ematoma celebrale</strong>.</p>
<p>In quell&#8217;istante torna, come un flash, il ricordo:  erano le 10.45 e <strong>Maurizio</strong> tornava a casa sul motorino di un amico; erano quasi arrivati, forse mancavano 200 metri, quando il <strong>motorino</strong> sbandò per lo scoppio improvviso di una gomma.<br />
Come tirati da una molla, vennero entrambi scagliati <strong>fuori strada</strong> e <strong>Maurizio</strong> sbattè il capo contro un albero.<br />
Da li, il buio. Dal <strong>23 novembre 1981</strong>, <strong>Maurizio</strong> non ha più potuto usare le sue gambe.<br />
Così come il suo corpo, la sua vita si divide in due, quella prima dell&#8217;incidente e quella dopo l&#8217;incidente.</p>
<h4>Maurizio, prima delle 10.45 del 23 novembre 1981.</h4>
<p><strong>Maurizio</strong> è un ragazzo come tanti; un diciassettenne che ha appena conosciuto l&#8217;<strong>amore</strong>. Lei si chiama <strong>Roberta</strong>, una ragazza dolcissima dai capelli neri e ondulati.</p>
<p>A diciannove anni, <strong>Maurizio</strong> parte per <strong>Maniago</strong>, in <strong>Friuli</strong>, per il <strong>servizio militare</strong>. Siamo ai confini con l&#8217;<strong>Austria</strong> e fa un freddo cane. Ma <strong>Maurizio</strong>, nonostante il gelo, conserva un bel ricordo di quella esperienza. Il servizio di leva gli insegna tante cose, ma soprattutto gli fa capire com&#8217;è la vita lontana da casa e come sia bello ritornare e riabbracciare i proprio cari.</p>
<p>Terminato il militare, <strong>Maurizio</strong> scopre la sua <strong>passione</strong>: la <strong>bicicletta</strong>. Quella da corsa.<br />
Si allena ogni giorno <strong>Maurizio</strong>, ed ogni giorno percorre dai settanta ai cento chilometri.<br />
Tutto questo senza trascurare il suo <strong>lavoro</strong>: il <strong>carpentiere</strong>. Fare il carpentiere è un mestiere faticoso, duro, ma nonostante le ore passate sotto le intemperie, <strong>Maurizio è felice</strong>, a lui piace costruire. Ma quello che gli piace di più e correre in bici.</p>
<p>Arriva così la <strong>prima gara</strong>. A Catanzaro. La gara è massacrante ma <strong>Maurizio arriva primo</strong> e nel ricevere quella stupenda coppa di marmo con la rondine, pensa al fratello che lo ha allenato, alla mamma che ha sempre creduto in lui e ai suoi amici.</p>
<p>Dopo la prima vittoria ne arrivano delle altre. <strong>Maurizio vince</strong> in <strong>Basilicata</strong>, in <strong>Calabria</strong>, in <strong>Campania</strong>, in <strong>Piemonte</strong>, nel <strong>Veneto</strong>. L&#8217;ultima vittoria a <strong>Napoli</strong> pochi giorni prima del fatidico <strong>23 novembre</strong>. Tutte vittorie sofferte, e per questo più belle.</p>
<p><strong>Maurizio</strong> è un bel ragazzo, alto, moro, ed ha al suo fianco una donna che è il grande amore della sua vita (non più Roberta). E&#8217; un uomo felice Maurizio, un bravo atleta, un corridore completo che, a detta di molti, sarebbe arrivato lontano con quella bici.</p>
<p>E&#8217; il <strong>1981</strong> e, a ventun anni, <strong>Maurizio è una promessa del ciclismo</strong>.</p>
<p><em><strong>continua&#8230;</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alessandro Oliva è il Protagonista della SapriBlog Story di Settembre.</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 07:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tony</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo le Story di luglio ed agosto, Sapri Blog ti racconta oggi una storia fatta di passione e perseveranza, di sogni e di talento; la storia di Alessandro Oliva.

Alessandro nasce a Sapri 28 anni fa e ci rimane fino al 2000, anno in cui, diplomatosi, si trasferisce a  Napoli per frequentare il corso di Fashion [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo le <strong><a href="http://www.sapriblog.com/category/story/" target="_self">Story</a></strong><a href="http://www.sapriblog.com/category/story/" target="_self"> di luglio ed agosto</a>, <strong>Sapri Blog</strong> ti racconta oggi una storia fatta di passione e perseveranza, di sogni e di talento; la storia di <strong>Alessandro Oliva</strong>.</p>
<p><span id="more-843"></span></p>
<p><strong>Alessandro</strong> nasce a <strong>Sapri</strong> 28 anni fa e ci rimane fino al 2000, anno in cui, diplomatosi, si trasferisce a  <strong>Napoli</strong> per frequentare il <strong>corso di Fashion Designer</strong> presso l&#8217;<strong>Istituto Superiore di Design</strong> dove si laurea con lode 3 anni dopo.<br />
Già durante il periodo universitario inizia a frequentare il &#8220;bel mondo&#8221; della moda partecipando a varie kermesse del settore, tra cui la <strong>settimana dell&#8217;alta moda romana</strong>.</p>
<p>Proprio a <strong>Roma</strong>, all&#8217;<strong>Auditorio Parco della Musica di Roma</strong>, durante il &#8220;final work&#8221; della sua Accademia intitolato &#8220;<em>Mamma li Turchi!</em>&#8220;, Alessandro ottiene il suo primo vero <strong>grande successo</strong> presentando un <strong>abito in omaggio alla sacralità e alla profanicità del popolo napoletano</strong>; un abito in tulle nero a sirena con strascico al centro del cui decollètè era ricamato un volto di una madonna seicentesca dal quale partivano dei fili molto lunghi di Swarovski che si legavano alle dita della modella e rappresentavano i grani di un rosario. L&#8217;abito era coperto da una lunga cappa in faille nera, foderata in raso rosso.</p>
<p>La modella in passerella usciva rinchiusa in una cappa nera per poi aprirla e svelare il contenuto alla fine della passerella. Alle mani inoltre, al posto dei classici gioielli, pendevano molti ex voto.</p>
<p>Fotografi e giornalisti impazziti alla vista dell&#8217;abito, portarono la creazione <strong>su molti giornali e siti internet di settore</strong> e alla domanda che gli veniva posta sul perché di quella scelta, <strong>Alessandro</strong> rispondeva così: &#8220;<em>Conosciamo bene lo spirito fortemente religioso del popolo napoletano&#8230; il mio abito rappresentava le famosissime &#8220;pupe&#8221; del 600 napoletano e concludeva la sfilata; aveva un valore fortemente simbolico, andava cioè a concludere un defilè fortemente austero e ricco di immagini di guerra e distruzione&#8230; praticamente l&#8217;intercessione divina che placava il tutto.</em>&#8221;</p>
<p>Dopo la laurea, <strong>Alessandro</strong> inizia a lavorare nell&#8217;ufficio stile di <strong>Angelo Mozzillo</strong>, stilista campano emigrato a Milano, per poi diventare <strong>primo stilista</strong> dell&#8217;<strong>atelier Ettore Bilotta</strong> di <strong>Roma</strong> di cui curava la linea d&#8217;<strong>alta moda</strong> e la <strong>linea sposa</strong>. Viene a contatto con molti personaggi della moda e dello spettacolo ed inizia a riempire con i suoi abiti le passerelle di tutta <strong>Europa</strong>.</p>
<div id="attachment_849" class="wp-caption alignnone" style="width: 472px"><a href="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/09/alessandro-oliva-alta-moda-a-sapri.jpg"><img class="size-full wp-image-849" title="alessandro-oliva-alta-moda-a-sapri" src="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/09/alessandro-oliva-alta-moda-a-sapri.jpg" alt="Alessandro Oliva al termine di una sua sfilata d'alta moda" width="462" height="308" /></a><p class="wp-caption-text">Alessandro Oliva al termine di una sua sfilata d&#39;alta moda</p></div>
<p>Il <strong>lavoro</strong> diventa sempre più <strong>entusiasmante</strong>, eccitante ma purtroppo <strong>poco remunerativo</strong>; allora, dopo aver riempito la valigia delle esperienze raccolte negli anni, <strong>Alessandro ritorna a Sapri</strong>.</p>
<p>Nella sua città natale comincia la carriere da freelance vendendo le proprie creazioni ad aziende private ed impegnate nel settore sposa.</p>
<div id="attachment_850" class="wp-caption alignnone" style="width: 472px"><a href="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/09/modelle-in-passerella-per-alessandro-oliva.jpg"><img class="size-full wp-image-850" title="modelle-in-passerella-per-alessandro-oliva" src="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/09/modelle-in-passerella-per-alessandro-oliva.jpg" alt="Modelle in passerella per una sfilata d'alta moda di Alessandro Oliva" width="462" height="214" /></a><p class="wp-caption-text">Modelle in passerella per una sfilata d&#39;alta moda di Alessandro Oliva</p></div>
<p>La <strong>mossa</strong> si rivela <strong>vincente</strong> e poco dopo <strong>Alessandro</strong> riesce a creare il suo <strong>personale marchio</strong> e di conseguenza, inizia a lavorare in proprio. A tal proposito dice: &#8220;<em>Sono il tipo a cui non piace piangersi addosso&#8230;se a sapri non c&#8217;è nulla, perchè non darsi da fare per cambiare questa realtà? Sapri non è solo il paese in cui sono nato, ma uno scrigno in cui conservo tutta la mia storia, i miei affetti, le amicizie, le esperienze di vita. <strong>Creerò perciò un mio atelier, dove poter creare i miei abiti da sposa e da cerimonia e soddisfare le richieste che quotidianamente mi vengono fatte.</strong></em>&#8221;<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;apertura</strong> del suo atelier è prevista per <strong>Gennaio</strong>. Manca poco dunque alla realizzazione di un sogno: <strong>il sogno di Alessandro Oliva</strong>, al quale <strong>Sapri Blog</strong> fa i migliori auguri per una strepitosa e proficua carriere professionale. <img src='http://www.sapriblog.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Tu porteresti le tue esperienze a Sapri? Inseguiresti i tuoi sogni nella tua città natale?</p>
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		<title>SapriBlog Story: un saprese in Toscana!</title>
		<link>http://www.sapriblog.com/2009/08/sapriblog-story-un-saprese-in-toscana/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 09:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tony</dc:creator>
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		<category><![CDATA[antonio d'angelo]]></category>
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		<description><![CDATA[Parte oggi, in questo primo lunedì di agosto, una nuova rubrica di SapriBlog: &#8220;Story&#8220;.
Story è uno spazio dedicato a raccontare le storie, la vita di alcuni sapresi emigrati per lavoro, studio ecc. e che in un modo o nell&#8217;altro sono diventati cittadini d&#8217;Italia senza mai perdere la loro &#8220;sapresità&#8221;.

La prima Story racconta Antonio D&#8217;Angelo, classe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Parte oggi, in questo primo lunedì di agosto, una nuova rubrica di <strong>SapriBlog</strong>: &#8220;<strong>Story</strong>&#8220;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><strong>Story</strong> è uno spazio dedicato a raccontare le storie, la vita di alcuni sapresi emigrati per lavoro, studio ecc. e che in un modo o nell&#8217;altro sono diventati cittadini d&#8217;Italia senza mai perdere la loro &#8220;sapresità&#8221;.<br />
<span id="more-501"></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">La prima Story racconta <strong>Antonio D&#8217;Angelo</strong>, classe &#8216;76 e saprese a vita nonostante quello che leggerete.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Antonio lascia <strong>Sapri</strong> a malincuore nel marzo del 1998 a causa del servizio militare nella magnifica<strong> Firenze</strong>.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Durante questa forzata esperienza <strong>decide però di non ritornare,</strong> e di mettersi alla ricerca di lavoro.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Così durante il servizio di leva, un suo parente residente a Firenze e con notevoli</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">conoscenze gli da una mano, fornendogli la possibilità di lavorare in una fabbrica orafa di proprietà di un suo amico. Inizia così ufficialmente l&#8217;avventura da emigrante di Antonio.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><strong>Termina il periodo di leva</strong> e il 15 gennaio 1999 da &#8220;soldatino&#8221; per lo stato, Antonio diventa <strong>&#8220;soldatino&#8221; di una fabbrica a catena</strong>, dormendo in albergo per la prima settimana per non perdere il lavoro. Ma più il tempo passava e più il lavoro in fabbrica lo alienava, non c&#8217;erano margini di crescita, non c&#8217;era inventiva, non c&#8217;era nulla; così <strong>dopo 4 anni Antonio dice basta</strong>.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Sperimentando la disoccupazione, aiutato dai genitori e da una misteriosa altra persona, Antonio intraprende la carriera di agente commerciale per la Tim fin quando non avviene un <strong>incontro fortunato</strong>. Antonio conosce un dirigente assicurativo che gli propone di entrare a far parte di un progetto che prevedeva di seguire i rapporti con un sindacato. Antonio accetta immediatamente. In breve<strong> la sua carriera inizia a prendere quota</strong> e passati altri 4 anni all&#8217;interno del sindacato come assicuratore per la zona di Arezzo, nel maggio 2008 arriva la vera svolta. Un dirigente della CISL, che in questi anni aveva seguito Antonio apprezzando la sua dedizione al lavoro, gli propone di diventare sindacalista a tutti gli effetti. <strong>WOW!</strong> pensa Antonio che dopo alcune esitazioni accetta il lavoro. Dal 1 maggio 2008 <strong>Antonio è ufficialmente un sindacalista della CISL</strong> e circa un anno dopo, nel gennaio del 2009, a sorpresa, viene eletto<strong> segretario al settore edile per la provincia di Arezzo</strong>. La sua carriera è in discesa. Quel ragazzo partito per il servizio di leva, dopo aver accettato ogni occasione gli si poneva davanti, ora è un importante sindacalista. Quel saprese triste per dover lasciare Sapri ora è un <strong>aretino felice di poterci ritornare nella sua Sapri</strong>, con la consapevolezza che nella vita, come dice Ligabue, &#8220;<strong>non si può mai dire</strong>&#8220;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Come detto, questa era la prima <strong>Story</strong> dedicata ai sapresi emigrati. Se ache tu vuoi proporci la tua avventura non esitare ad inviarci una mail a <strong><a href="http://www.sapriblog.com/segnalazioni/" target="_self">questa pagina</a></strong>.</p>
<div><span style="font-family: Helvetica, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, fantasy; font-size: small;"><span style="line-height: normal;"><br />
</span></span></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Due Sapresi ai Provini del Grande Fratello 10</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 07:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tony</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giorno del provino al grande fratello 10 è un giorno come tanti caratterizzato però da una sveglia che suona alle 7 del mattino e una doccia alle 7,30 che cerca di violentarti per svegliare almeno i neuroni necessari per infilarsi i pantaloni ed una t-shirt. Poi colazione e caffè e dritti spediti verso gli Studios [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il giorno del provino al grande fratello 10 è un giorno come tanti caratterizzato però da una sveglia che suona alle 7 del mattino e una doccia alle 7,30 che cerca di violentarti per svegliare almeno i neuroni necessari per infilarsi i pantaloni ed una t-shirt. Poi colazione e caffè e dritti spediti verso gli Studios di Roma in via Tiburtina perché tanto si è ovviamente fatto tardi. Riusciamo ad arrivare quasi puntuali (8.30) rispetto all’orario di apertura del casting e ad ottenere due ottimi, si fa per dire, numeri di fila: 498 e 499. A sentir dire dagli stuart l’attesa non dovrebbe prolungarsi a lungo ma tutti in realtà sappiamo che non sarà così. Allora andiamo a prenderci un caffè nel bar convenzionato con i provini in cui otteniamo uno sconto del 10%. E ritorniamo in fila. Ci dicono di stare tutti dentro le transenne per non creare problemi alla viabilità ma dopo un’oretta arriva una nuova comunicazione: in fila solo i numeri fino al 350; usciamo di nuovo dalla fila e cerchiamo riparo al fresco.  Facciamo amicizia con una ragazza che da Milano è venuta fino Roma per avere la possibilità di fare più di un provino (il 10 andrà anche alle selezioni milanesi). Ma a vederla non le daremmo la minima chance.  Alle 10 ci richiamano e ci fanno di nuovo mettere in fila, al sole e tra il traffico pazzesco e senza tregua di via Tiburtina; questa volta la fila è fino al numero 500. Vediamo i candidati entrare molto velocemente e ci rincuoriamo, forse l’attesa non sarà davvero così lunga come pensiamo… Pensiamo male. La gente entra, ma non esce nessuno. Dopo due ore il numero uno è ancora negli Studios. Sigh! Allora ci mettiamo l’anima in pace e ci imbottiamo di Gatorade per evitare di svenire sull’asfalto. Arriva intanto anche Studio Aperto per le interviste ai candidati ed un paio di riprese alla folla. Alle 11 finalmente riusciamo ad entrare negli Studios e, con un carico di entusiasmo e sollievo, superato l’ingresso scopriamo che la fila vera e propria dovevamo ancora farla. Infatti ci lasciano in un cortile senza tettoia e con una sola fontanella per ore. Chiamano a rilento e a gruppi da 10, e per di più scopriamo che fuori la fila ha raggiunto il numero 1000 ed hanno fermato le iscrizioni. Sotto il sole cerchiamo il minimo soffio di vento, che quando arriva ci sembra un regalo di natale; passeggiamo, chiacchieriamo con gli altri candidati, ci sediamo, per terra ovviamente, ci rialziamo e alle 12,30 la nostra attenzione viene catturata da una presenza inaspettata. È arrivato Ferdi. Il vincitore della nona edizione del Grande Fratello si palesa tra la folla aldilà delle transenne ed in un attimo viene circondato da fotografi e da candidati come noi che chiedono foto o semplicemente una stretta di mano. Noi lo avviciniamo e l’impressione che da è quella di un bambino nel paese dei balocchi. Ferdi è gentile, disponibile e soprattutto un normalissimo ventiduenne felice di tutta la fama di cui sta godendo. Si ferma a parlare con chiunque lo chiami, concede foto praticamente anche ai cani e resta fino al pomeriggio con i ragazzi delle selezioni. Noi però iniziamo a stancarci, anche perché il nostro turno si avvicina e di conseguenza siamo stretti tra la folla a pochi metri dal capannone dell’accoglienza. L’ultimo numero chiamato è il 495, il prossimo turno è il nostro ma ovviamente come sfiga vuole, qui saltano gli schemi. Non si entra più in base ai numeri ma visto il sole cocente fanno entrare prima tutte le ragazze. D. allora entra, mentre io resto fuori al caldo impressionante per un&#8217;altra oretta. Alle 13,45 finalmente entro anche io. Dentro mi sembra il paradiso, ma solo per via del fresco. Io e D. (che mi aveva aspettato) compiliamo il questionario d’ingresso e come soldatini ormai addestrati ci rimettiamo in fila. Siamo tra i prossimi ad entrare per il provino quando scopriamo che i selezionatori sono andati in pausa pranzo. Ecchecavolo! Ci sarà ancora da attendere ma almeno stavolta non sotto il sole cocente.  Alle 15 vediamo dalla porta i selezionatori che con, la panza piena, ritornano al lavoro e finalmente ci chiamano. In 20 ci fanno entrare in una saletta vuota con una scrivania in fondo e due selezionatori seduti dietro. Ci dicono di metterci con le spalle al muro e che a turno ci chiameranno per nome e poi, davanti a tutti, dovremmo parlare di noi. Ottimo! Per fortuna che io e D. non siamo timidi. <img src='http://www.sapriblog.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />  Comincia il provino e scopriamo piacevolmente che i selezionatori sono simpaticissimi e gentilissimi. Fanno di tutto per mettere ognuno a proprio agio, ma nonostante questo molti candidati sembrano così intimoriti da non avere voce o quasi. Ne passano una dozzina prima di noi ma nessuno spicca dal gruppo, a parte una calabrese pazza che si vanta delle sue tette rifatte. Quando tocca a noi, la prima ad essere chiamata è D. che inizia a parlare di sè, di quello che fa, del suo lavoro e delle sue passione fin quando uno dei selezionatori si accorge che siamo insieme. A questo punto inizia un piccolo teatrino con provino doppio. Tra gli argomenti salta fuori un simpatico doppio senso tra gruppi ed orge che rallegra un po’ la selezione. Dura poco il nostro provino, ma si ride tanto e alla fine ci fanno la domanda bastarda: “chi entra dei due?”. La risposta è ovviamente: “entrambi”, ma loro ci forzano a scegliere uno dei due. Noi lasciamo a loro la scelta, ma con la consapevolezza di essere prevalsi rispetto agli altri candidati del nostro gruppo per vivacità e spontaneità. Il provino termina qui. Alle ore 15.56 per l’esattezza usciamo dagli Studios di Roma per andare finalmente a pranzo. Nei prossimi giorni, la suoneria del cellulare sarà impostata su “massimo volume” ed ogni volta squillerà il telefono e sul display apparirà un numero con lo “06” davanti, il cuore batterà forte, questo è sicuro.</div>
<p>Il giorno del provino al <strong>Grande Fratello 10</strong> è un giorno come tanti caratterizzato però da una sveglia che suona alle 7 del mattino e una doccia alle 7,30 che cerca di violentarti per svegliare almeno i neuroni necessari per infilarsi i pantaloni ed una t-shirt.<span id="more-33"></span><br />
Poi colazione e caffè e dritti spediti verso gli Studios di Roma in via Tiburtina perché tanto si è ovviamente fatto tardi. Riusciamo ad arrivare quasi puntuali (<strong>8.30</strong>) rispetto all’orario di apertura del casting e ad ottenere due ottimi, si fa per dire, numeri di fila: 498 e 499.</p>
<div id="attachment_56" class="wp-caption alignnone" style="width: 472px"><a href="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/06/numero-fila-grande-fratello.10.png"><img class="size-full wp-image-56" title="numero-fila-grande-fratello.10" src="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/06/numero-fila-grande-fratello.10.png" alt="Il biglietto numerato per la fila alle selezioni del Grande Fratello 10." width="462" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Il biglietto numerato per la fila alle selezioni del Grande Fratello 10.</p></div>
<p>A sentir dire dagli stuart l’attesa non dovrebbe prolungarsi a lungo ma tutti in realtà sappiamo che non sarà così. Allora andiamo a prenderci un caffè nel bar convenzionato con i provini in cui otteniamo uno sconto del 10%. E ritorniamo in fila. Ci dicono di stare tutti dentro le transenne per non creare problemi alla viabilità ma dopo un’oretta arriva una nuova comunicazione: in fila solo i numeri fino al 350; usciamo di nuovo dalla fila e cerchiamo riparo al fresco.  Facciamo amicizia con una ragazza che da Milano è venuta fino Roma per avere la possibilità di fare più di un provino (il 10 di luglio andrà anche alle selezioni milanesi). Ma a vederla non le daremmo la minima chance.</p>
<p><strong>Alle 10</strong> ci richiamano e ci fanno di nuovo mettere in fila, al sole e tra il traffico pazzesco e senza tregua di via Tiburtina; questa volta la fila è fino al numero 500.</p>
<div id="attachment_58" class="wp-caption alignnone" style="width: 472px"><a href="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/06/la-fila-per-le-selezioni-del-grande-fratello-10.jpg"><img class="size-full wp-image-58" title="la-fila-per-le-selezioni-del-grande-fratello-10" src="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/06/la-fila-per-le-selezioni-del-grande-fratello-10.jpg" alt="La fila di 1000 persone fuori dagli Studios." width="462" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">La fila di 1000 persone fuori dagli Studios.</p></div>
<p>Vediamo i candidati entrare molto velocemente e ci rincuoriamo, forse l’attesa non sarà davvero così lunga come pensiamo… Pensiamo male. La gente entra, ma non esce nessuno. Dopo due ore il numero uno è ancora negli Studios. Sigh! Allora ci mettiamo l’anima in pace e ci imbottiamo di Gatorade per evitare di svenire sull’asfalto. Arriva intanto anche <strong>Studio Aperto</strong> per le interviste ai candidati ed un paio di riprese alla folla.<br />
<strong>Alle 11</strong> finalmente riusciamo ad entrare negli Studios e, con un carico di entusiasmo e sollievo, superato l’ingresso scopriamo che la fila vera e propria dovevamo ancora farla. Infatti ci lasciano in un cortile senza tettoia e con una sola fontanella per ore.</p>
<div id="attachment_63" class="wp-caption alignnone" style="width: 472px"><a href="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/06/fila-all-interno-degli-studios.jpg"><img class="size-full wp-image-63" title="fila-all-interno-degli-studios" src="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/06/fila-all-interno-degli-studios.jpg" alt="L'ennessima fila di gente nel cortile degli Studios." width="462" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ennessima fila di gente nel cortile degli Studios.</p></div>
<p>Chiamano a rilento e a gruppi da 10, e per di più scopriamo che fuori la fila ha raggiunto il numero 1000 ed hanno fermato le iscrizioni. Sotto il sole cerchiamo il minimo soffio di vento, che quando arriva ci sembra un regalo di natale; passeggiamo, chiacchieriamo con gli altri candidati, ci sediamo, per terra ovviamente, ci rialziamo e alle <strong>12,30</strong> la nostra attenzione viene catturata da una presenza inaspettata. È arrivato <strong>Ferdi</strong>. Il <strong>vincitore della nona edizione del Grande Fratello</strong> si palesa tra la folla aldilà delle transenne ed in un attimo viene circondato da fotografi e da candidati come noi che chiedono foto o semplicemente una stretta di mano. Noi lo avviciniamo e l’impressione che da è quella di un bambino nel paese dei balocchi. Ferdi è gentile, disponibile e soprattutto un normalissimo ventiduenne felice di tutta la fama di cui sta godendo. Si ferma a parlare con chiunque lo chiami, concede foto praticamente anche ai cani e resta fino al pomeriggio con i ragazzi delle selezioni.</p>
<div id="attachment_65" class="wp-caption alignnone" style="width: 472px"><a href="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/06/ferdi-ai-provini-per-il-grande-fratello-10.jpg"><img class="size-full wp-image-65" title="ferdi-ai-provini-per-il-grande-fratello-10" src="http://www.sapriblog.com/wp-content/immagini/2009/06/ferdi-ai-provini-per-il-grande-fratello-10.jpg" alt="Ferdi, il vincitore della nona edizione del Grande Fratello." width="462" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Ferdi, il vincitore della nona edizione del Grande Fratello.</p></div>
<p>Noi però iniziamo a stancarci, anche perché il nostro turno si avvicina e di conseguenza siamo stretti tra la folla a pochi metri dal capannone dell’accoglienza. L’ultimo numero chiamato è il 495, il prossimo turno è il nostro ma ovviamente come sfiga vuole, qui saltano gli schemi. Non si entra più in base ai numeri ma visto il sole cocente fanno entrare prima tutte le ragazze. D. allora entra, mentre io resto fuori al caldo impressionante per un&#8217;altra oretta.<br />
Alle <strong>13,45</strong> finalmente entro anche io. Dentro mi sembra il paradiso, ma solo per via del fresco. Io e D. (che mi aveva aspettato) compiliamo il questionario d’ingresso e come soldatini ormai addestrati ci rimettiamo in fila. Siamo tra i prossimi ad entrare per il provino quando scopriamo che i selezionatori sono andati in pausa pranzo. Ecchecavolo! Ci sarà ancora da attendere ma almeno stavolta non sotto il sole cocente.<br />
<strong>Alle 15</strong> vediamo dalla porta i selezionatori che con, la panza piena, ritornano al lavoro e finalmente ci chiamano. In 20 ci fanno entrare in una saletta vuota con una scrivania in fondo e due selezionatori seduti dietro. Ci dicono di metterci con le spalle al muro e che a turno ci chiameranno per nome e poi, davanti a tutti, dovremmo parlare di noi. Ottimo! Per fortuna che io e D. non siamo timidi. <img src='http://www.sapriblog.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />  Comincia il provino e scopriamo piacevolmente che i selezionatori sono simpaticissimi e gentilissimi. Fanno di tutto per mettere ognuno a proprio agio, ma nonostante questo molti candidati sembrano così intimoriti da non avere voce o quasi. Ne passano una dozzina prima di noi ma nessuno spicca dal gruppo, a parte una calabrese pazza che si vanta delle sue tette rifatte. Quando tocca a noi, la prima ad essere chiamata è D. che inizia a parlare di sè, di quello che fa, del suo lavoro e delle sue passione fin quando uno dei selezionatori si accorge che siamo insieme. A questo punto inizia un piccolo teatrino con provino doppio. Tra gli argomenti salta fuori un simpatico doppio senso tra gruppi ed orge che rallegra un po’ la selezione. Dura poco il nostro provino, ma si ride tanto e alla fine ci fanno la domanda bastarda: “<strong>chi entra dei due?</strong>”. La risposta è ovviamente: “entrambi”, ma loro ci forzano a scegliere uno dei due. Noi lasciamo a loro la scelta, ma con la consapevolezza di essere prevalsi rispetto agli altri candidati del nostro gruppo per vivacità e spontaneità. Il provino termina qui.<br />
Alle ore <strong>15.56</strong> per l’esattezza usciamo dagli Studios di Roma per andare finalmente a pranzo. Nei prossimi giorni, la suoneria del cellulare sarà impostata su “massimo volume” ed ogni volta squillerà il telefono e sul display apparirà un numero con lo “06” davanti, <strong>il cuore batterà forte</strong>, questo è sicuro.</p>
<p><strong>E voi?</strong> Avete mai partecipato ad un casting per un reality o qualcos&#8217;altro? <strong>Raccontateci la vostra storia</strong>, SapriBlog è curioso!</p>
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