Il Caso Genchi alle Officine Creative di Sapri. Vediamo com’è andata. 10
Domenica pomeriggio a Sapri c’è stato il primo evento ufficiale firmato Officine Creative, l’associazione nata in memoria del nostro caro Luigi.
L’ospite d’onore è stato Gioacchino Genchi, Vice Questore di Palermo e protagonista di una delle storie più scottanti della nostra Repubblica.
Se non hai potuto seguire l’evento dal vivo o in diretta streaming su Golfo Network o se vuoi semplicemente leggere la recensione dell’evento a cui hai preso parte ci pensa Sapri Blog.
Grazie alle parole del giornalista di Giornale del Cilento, Ermanno Forte (che prendo in prestito perchè descrivono in maniera eccellente ed esaustiva quanto accaduto) vediamo com’è andato il pomeriggio culturale di domenica.
“Questa vicenda mi ha dato la possibilità di incontrare tante persone impegnate nella ricerca della giustizia e della verità, con una grande volontà di conoscenza”. Chi pronuncia queste parole è Gioacchino Genchi, Vice questore di Palermo, davanti ad una nutrita platea presente nell’aula consiliare del Comune di Sapri. [...]
Il riferimento è al cosidetto “caso Genchi”, al presunto (e fantomatico) archivio illecito di intercettazioni elaborato dal vice questore.
L’evento, svoltosi nel pomeriggio di domenica, si è articolato nell’arco di oltre due ore, durante le quali si è discusso del libro di Edorado Montolli “Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato.” e ci si è addentrati nella situazione attuale dell’informazione italiana, in relazione al rapporto tra tutela della privacy e diritto all’informazione. Si è parlato dell’attività di consulente delle procure, portata avanti da Genchi per oltre 20 anni. Anni nei quali l’esperto di tabulati si è trovato ad analizzare e intersecare i traffici telefonici di tutti i personaggi coinvolti nelle indagini più scottanti del torbido panorama politico, economico e criminale, dagli anni ‘90 ad oggi. Dal periodo del passaggio dalla prima alla seconda repubblica, quello delle stragi, alle scalate bancarie, ai sequestri, agli omicidi, alle collusioni tra mafia e politica, fino ad arrivare all’inchiesta “Why not” e agli ultimi scandali, come quello di Fastweb e del senatore Di Girolamo. Genchi ha ricostruito, attraverso i dati inconfutabili dei traffici telefonici, la fitta rete di relazioni che stava dietro ai maggiori avvenimenti della scena politica ed economica, permettendo in numerosi casi l’accertamento di verità processuali fondamentali. Ma un paio di anni fa scoppia il “caso Genchi”. Berlusconi da Olbia annuncia: “Sta per scoppiare il più grande scandalo della storia della Repubblica: un signore ha intercettato 350 mila cittadini italiani.” Quel signore è Gioacchino Genchi.
L’intervento di Genchi all’incontro di Sapri è stato preceduto da quello di Luca Mattiucci, direttore del periodico “Comunicare il sociale”. Il giornalista ha inizialmente fatto riferimento alla precaria situazione contrattuale dei giornalisti, spesso costretti a “raccattare notizie” con una retribuzione di 400 euro al mese. Poi, arrivando al tema della privacy, Mattiucci ha fatto riferimento ai dati statistici degli ultimi due anni su quanto nel mondo dell’informazione si parla dell’argomento, dipinto sovente mediante l’immaginario del “fortino assediato”. Il trend dice che c’è un + 19,5% degli spazi coperti dall’argomento-privacy e un + 4,5% di quelli dedicati alla criminalità mafiosa. “Si parla più di privacy che di mafia”, riassume Mattiucci, esprimendo l’evidenza della costruzione mediatica di uno spauracchio: la privacy viene costantemente narrata allo spettatore come “l’ultimo baluardo della libertà del cittadino, da difendere ad ogni costo”.
E’ in questo quadro che viene inserito dai media “controllati” il discorso insistente riguardante le “intercettazioni selvagge”, sulla “democrazia a rischio”; e qui si inserisce il caso Genchi e il disegno di legge in via di approvazione in parlamento, relativo a nuove norme restrittive in materia di intercettazioni. Una legge che restringerà in maniera molto marcata i margini di libertà di informazione per i giornalisti e di efficacia delle indagini per gli inquirenti. Il disegno di legge, che, come precisa Mattiucci “è lo stesso di quello Mastella, votato a larga maggioranza. Questo per far capire che è una tendenza dell’intera classe politica, non di una sola parte”. Dunque l’intera classe politica pare aver intenzione di limitare drasticamente le intercettazioni e la loro pubblicazione. “Fino ad oggi, ad esempio, si potevano pubblicare per riassunto quegli atti già depositati alle parti. D’ora in avanti il giornalista non potrà pubblicare nulla fino alla chiusura delle indagini preliminari, e potrà farlo solo dopo che la procura avrà dato un’autorizzazione formale. E i giornalisti rischiano fino a 10 mila euro di multa e una pena che va da 1 a 6 anni di reclusione”, spiega Mattiucci. Per poi fare riferimento all’enorme limitazione addossata agli inquirenti rispetto alla possibilità di disporre le intercettazioni, concesse solo in presenza di “evidenti indizi di colpevolezza” e per un periodo non superiore ai 3 mesi, anche per le indagini relative a reati molto gravi – fatti, questi, denunciati di recente pure da Antonio Ingroia, in un incontro avvenuto all’Università di Salerno.
A riguardo, Genchi ieri si è espresso in maniera netta: “La nuova legge è assurda, qualcosa di gravissimo. Le intercettazioni sono uno strumento indispensabile per le indagini. Con leggi come questa, come quella sullo scudo fiscale e come altre che sono in programma, si permette alla criminalità di agire praticamente indisturbata.” Genchi è un poliziotto che studia i tabulati e li incrocia e che, come precisa, in realtà “non ha mai fatto un’intercettazione in vita sua”. Elabora dati e ricostruisce legami ed eventi, attraverso dati raccolti da altri.
A Sapri il consulente ha fornito spunti riguardanti tante delle indagini e degli scenari raccontati nel libro “Il caso Genchi”. Ha parlato di Di Girolamo, il senatore eletto all’estero, a disposizione della ‘ndrangheta, che in realtà non viveva all’estero. Quando ciò si scopre, tempo prima dello scandalo scoppiato di recente, il senato non lo fa decadere. “Tra chi lo difendeva c’era Cuffaro, una mia vecchia conoscenza” riferisce Genchi, per poi raccontare la rete di rapporti, ricostruita attraverso l’analisi dei tabulati e di alcune intercettazioni ambientali, tra l’esponente Udc condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e personaggi di Cosa Nostra.
Il vice questore parla dell’ultima consulenza, quella del caso Fastweb. E rivela che “Telecom e Fastweb hanno già versato nelle casse dello Stato, per evitare il commissariamento, 545 milioni di euro in contanti. Qualche giorno fa. Questa notizia è passata completamente sotto silenzio.”
Genchi racconta della sua costante ricerca della verità, ad ogni costo, a prescindere dal resto. Anche , a volte, in contrasto col pm che gli ha dato l’incarico. Altre volte a favore di soggetti di Forza Italia, quando i fatti accertati così lo indirizzavano. Una volta a vantaggio di Dell’Utri, in un procedimento per calunnia; un’altra volta a sfavore, in quello per concorso esterno con la mafia.
Ma Genchi, per un certo periodo, è stato il simbolo usato dalla campagna mediatica contro le intercettazioni, contro i “nemici della privacy”. “Mi hanno rivoltato come un calzino, non sono stati capaci di trovare un solo errore nel mio lavoro. Non sono riusciti a trovare nemmeno un trans nella mia vita privata.” dice, davanti ad una platea attenta e sollecitata dai numerosi riferimenti ironici, esplicitati con voce ferma e pacata. “Su Panorama e Libero si è detto che avevo intercettato 85 milioni di persone. Mah…non mi pare che siamo così tanti in Italia. Comunque: in realtà avevo dei cd-rom nei quali erano solo riportati tutti gli elenchi telefonici, per comodità di lavoro.” E sulla sospensione che lo ha riguardato: “Dà fastidio che io faccio il mio lavoro senza farmi condizionare, dunque ho uno spazio d’azione libero. La mia sospensione è stata decisa dai poteri a cui dava fastidio il nostro metodo d’indagine. I miei superiori sono stati costretti ad attuarla”.
Parla del periodo delle stragi, della transizione tra la prima e la seconda repubblica. E i riferimenti si intensificano, le suggestioni si moltiplicano. “Tutti i fatti che stanno emergendo ora, con le dichiarazioni dei vari Spatuzza e Ciancimino, mi stanno dando ragione. 17 anni fa fui costretto a lasciare le indagini sulle stragi quando stavo arrivando a toccare il livello dei mandanti esterni. A quel punto misero nella vicenda il pentito fasullo Scarantino, che io già 17 anni fa dicevo essere assolutamente inattendibile. E si è cominciato a parlare pure della nascita di Forza Italia, della fine dei referenti politici della prima repubblica.”
Genchi fornisce riferimenti e connessioni strettissime tra le rapide trasformazioni politiche di quegli anni, le vicende di mafia, le stragi e le dinamiche di determinazione di nuovi equlibri: “In Italia le stragi hanno segnato un colpo di stato, un passaggio istituzionale delegato alla mafia, per attuare un cambio di regime” . Tutta la ricostruzione di Genchi relativa a quegli anni cruciali, drammatici e complessi si basa sul sistema con il quale la mafia cerca dei referenti, degli interlocutori politici. E di come decide di cambiarli. Parla di alcuni periodi centrali, in questo percorso fatto di legami, accordi e ritorsioni. Dell”87, quando “la mafia volta le spalle all’interlocutore sino ad allora privilegiato, la Dc, e vota per altri partiti. E da quella circostanza, i governi di quegli anni ci hanno dato quasi mano libera nella lotta alla mafia; quasi come vendetta, come risposta a quella rottura di un legame”.
Arriva poi a descrivere gli ultimi mesi della prima repubblica, il maxiprocesso contro i boss, il declino di una classe politica a cui la criminalità non si “affida” più. “La fase della chiusura del maxiprocesso (Falcone, giunto agli affari penali del ministero, riesce a far si che in Cassazione si attui una rotazione dei giudici e che, di conseguenza, vengano confermate le condanne ai boss) rappresenta la fine di quella classe politica che non era stata in grado di garantire l’impunità ai capi-mafia”. E i fatti di quei mesi parlano dell’omicidio di Salvo Lima. Genchi continua: poi, quando in parlamento si stava per procrastinare il CAF (la triade Craxi-Andreotti-Forlani), attraverso la prevista elezione di Andreotti alla presidenza della Repubblica, arriva la strage di Capaci. Nel maggio del ‘92 viene ammazzato Falcone. La mafia fa capire che i soggetti politici devono cambiare. Il periodo di non-equilibrio tra i poteri continua con la strage di Via d’Amelio e con le bombe del ‘93. A questo punto, secondo il vicequestore, si ristabilisce un equilibrio: “Le stragi finiscono con la nascita dell’associazione nazionale Forza Italia”. Genchi fa riferimento a quanto alcuni personaggi (Spatuzza e Ciancimino tra tutti) stanno raccontando in questo periodo, in alcuni processi, rispetto ai presunti legami tra mafia e alcuni ambienti della forza politica di Berlusconi. Intersezioni che sarebbero confermate da quanto verificato da Genchi durante le sue consulenze: racconta di telefonate tra i fratelli Graviano di Brancaccio, persone legate ai boss, soggetti dei circoli di Forza Italia e lo stesso Berlusconi.
Gioacchino Genchi sottolinea poi, nel discorso riguardante la situazione politico-mediatica attuale, la “fondamentale” importanza della legge Mammì -con la quale di fatto si avallava il monopolio televisivo privato, a livello nazionale, di Berlusconi – “per l’istaurarsi del subdolo regime di oggi”. “Lì si gettano le basi del sistema mediatico di oggi, avviando di fatto il progetto della P2, basato sul controllo dei mezzi d’informazione. Anzi, oggi in più, rispetto al piano di Gelli, c’è il controllo delle opposizioni.” L’esperto di tabulati parla di “narcotizzazione del popolo italiano, attuata attraverso la programmazione tv, da quella per bambini ai reality, fino a Porta a porta. E alla cancellazione dei programmi di informazione durante l’ultima campagna elettorale”.
E’ un fiume in piena Genchi. La sua analisi è lucida, capillare e circostanziata. Parla di “giornalisti jukebox, che cambiano registro a seconda di chi inserisce la monetina”, della generale assenza di tutela dei diritti dei giornalisti, che non hanno garanzie legislative a riguardo.
E descrive, facendo riferimento costante alla propria esperienza, le peculiarità della mafia, che “è più forte proprio quando non uccide e non se ne parla. Spesso si pensa che la mafia sta perdendo quando si catturano dei latitanti. Non è così. Sovente lo stato fa “una raccolta differenziata” di latitanti scaricati dalla mafia.”
Arriva a parlare di Provenzano, per fare un esempio. Della lunga latitanza, piena di ombre e interrogativi. “Era vecchio e malato di prostata, quando l’hanno preso”, dice di Zu Binnu Genchi. Ricorda la puntata di Porta a porta in cui fu descritto il modo con cui si era arrivato a lui dopo 44 anni di latitanza. Il capo di Cosa Nostra era “nascosto” a due passi dalla sua Corleone. “Non ad Amsterdam, non in Australia, ma a Corleone” dice Genchi. “Hanno detto di avere prima individuato i familiari. La moglie, il fratello, e altri. Che in verità erano sempre stati a Corleone; viene da pensare che sarebbe bastato andare all’anagrafe e vedere dove abitavano. Anche perchè Corleone non è Tokyo. Poi, è stato seguito il tragitto che, di mano in mano, aveva fatto un pacco di mutande indirizzato al boss, per il cambio della biancheria intima. Dunque, è stato detto che Bernardo Provenzano fu catturato grazie al cambio delle mutande. Come se fosse la prima volta in 44 anni che Provenzano si fosse cambiato le mutande.”
Insomma, una gran bella domenica che fa ben sperare per la neonata organizzazione Officine Creative. Un ottimo lavoro per la cultura, per i ragazzi e per gli adulti. Una bella iniziativa saprese.
Se tu domenica eri lì e vuoi aggiungere qualcosa, o semplicemente esprimere il tuo parere, fallo nei commenti in basso; i meccanici creativi delle Officine saranno felici di sentire la tua.






Molto molto interessante, ha parlato di tutto e di piu, e tra momenti di trammaticita e battute, o meglio “frecciatine” è riuscito a coinvolgere molta gente, adulti e giovani su temi abbastanza complessi,inoltre con molta tranquilita ha risposto alle varie domande poste dalle persone in sala.
In conclusione ha avuto successo e le Officine Creative Luigi Sainato hanno centrato il bersaglio
complimenti ad officine creative per l’evento,speriamo in altri.ottimo inizio.Genchi grande personaggio.ho ritenuto opportuno acquistare la tessera associativa,solo15 euri annuali
SOSTENIAMOLI
Complimenti per l’evento!!
Ma è stato pubblicizzato? 105 TV ne ha parlato?
A saperlo lo avrei suggerito a qualche amico..
Consiglio alle Officine Creative di creare un proprio sito web!
ma come..manifesti in giro, gruppo facebook, radio, giornali e in ultimo il sito http://www.officinecreative-ls.com…direi che più di questo…
Questo governo di collusi parla nuovamente di riforme e io comincio nuovamente a preoccuparmi… è in arrivo il Lodo Alfano bis e la legge bavaglio sulle intercettazioni, quest’ultima una vera manna per i poteri occulti e una vera e propria ISTIGAZIONE a DELINQUERE!!
Avrei tanto voluto esserci!!!
bravo Genchi, e bravo soprattutto a Cesare Laino che si è sbattuto per mesi per organizzare il tutto.
tony, perchè hai cancellato il mio intervento precedente?
@ciccio di nonna papera: non ne ho idea del perchè non compariva. Ad ogni modo, ho sistemato.
…. ma ha parlato dei miliardi che ha guadagnato???…….
Complimenti a Cesare Laino, una delle più lucide menti presenti nel Golfo di Policastro.
Nonchè una persona che si mette in gioco in prima persona per migliorare il territorio in cui vive.
Cavallo di razza.