SapriBlog Racconta Maurizio Noviello [capitolo 2] 5
Dopo il primo Capitolo, ecco la seconda parte della Story di questo mese che racconta la commovente storia di Maurizio Noviello.
Eravamo rimasti al 1981, in cui Maurizio è una promessa del ciclismo.
Capitolo 2. Dopo il 23 novembre 1981
Con un salto di due anni, siamo ora nel 1983 e Maurizio ha le mani e i piedi legati al letto, dal quale non riesce a muoversi. Gli dicono che è legato per il suo bene, affinché non si gratti il capo là dove avevano inciso.
Un buco nella sua storia di due anni, in cui Maurizio, dal 23 novembre 1981 al 1983 è stato sottoposto a cure mediche e riabilitative, ma che dal letto non lo hanno fatto muovere.
Poi viene trasferito a Campolongo. Qui, riescono a mettere Maurizio sulle sue gambe, in posizione eretta, ma Maurizio non ce la fa proprio a camminare, non riesce nemmeno a reggersi autonomamente. Ci torna spesso a Campolongo; due mesi lì e due mesi a casa.
E’ a Bologna invece, che Maurizio riesce, con l’aiuto di deambulatori, a spostarsi da solo nella sua stanza. Ma è una speranza effimera, dalla quale non otterrà nulla di più Maurizio. Nemmeno con l’aiuto dei dottori in Svizzera e negli Stati Uniti.
Così, quella che nel 1981 è la promessa campana del ciclismo, si ritrova, nel 1983, a dover fare a meno delle sue armi migliori, a fare a meno delle sue gambe.
Maurizio, dopo le 10.45 del 23 novembre 1981.
Maurizio è un ragazzo come tanti; un ventitreenne che aveva conosciuto l’amore e la gloria, un ragazzo che improvvisamente ha dovuto fare i conti con il destino.
Su di una sedia a rotelle, Maurizio comincia la sua nuova vita. E la comincia con coraggio e fede. La comincia guardando quella sedia non come una maledetta privazione ma come una prova della sua vita. Lui è ancora vivo. E’ questo che conta.
E’ un ragazzo fedele Maurizio, prega tutte le mattina. Prega appena sveglio.
E’ stato anche a Lourdes. Più di una volta. Di quella visita Maurizio ricorda il bagno nell’acqua santa e l’inutilità dell’asciugamani; ricorda la fiaccolata verso la grotta e ricorda la grotta. Ci sono trentamila persone, lui non parla una parola di francese ma sente di capirli tutti. Lui è come loro, loro sono come lui.
Nella fede riversa tutta la sua vita e per questo Maurizio decide di recarsi anche a San Giovanni Rotondo, ad Assisi e da San Gerardo.
Vuole diventare buon amico di Padre Pio, San Francesco e San Gerardo, così amico da chiedere loro prima o poi di farlo ritornare a correre sulla sua bici.
Proprio per tenersi in allenamento per quel giorno, Maurizio ogni mattina si sveglia presto per andare a fare fisioterapia. Dovrà essere al massimo della forma per quando ritornerà a correre.
Dopo la fisio, Maurizio ritorna a casa e grazie al computer, chiacchiera con i suoi amici, fa ricerche e rimane affascinato ogni giorno dalla quantità di informazioni che riesce a reperire grazie ad Internet.
Dopo pranzo si fa un pisolino e la sera si gode un po’ di TV o ritorna al suo Pc, che lo diverte molto di più della TV.
Ma la giornata preferita di Maurizio è senza ombra di dubbio la domenica. Con i suoi amici, va a messa e dopo pranzo allo stadio a vedere la partita, anche se la passione per il calcio è nata solo dopo quel 23 novembre.
Certo, raccontata così sembra una passeggiata la vita di Maurizio. Ma non è tutto rose e fiori.
I momenti di sconforto non mancano, la sofferenza è sempre dietro l’angolo. Spesso Maurizio ripensa a lei, il grande amore della sua vita.
Lei che anche dopo l’incidente gli è stata vicina, lei che solo dopo tanto tempo gli ha confessato di non farcela a continuare, di non riuscire a seguire un percorso così difficile. Maurizio l’ha capita. Certo, il dolore è stato grande ma l’ha capita. Mai si permetterebbe di giudicarla. Lei sarà per sempre la sua sposa.
Un cammino doloroso quello di Maurizio, ma fatto anche di gioie e di sentimenti. Fatto di amici e fatto dalla mamma, fatto dai giovani che gli chiedono consigli sulla “bicicletta“.
Fatto di ricordi e commozione, fatto di lacrime e sorrisi e fatto di dispiacere. Il dispiacere di una banale caduta in motorino, per una ruota bastarda a duecento metri da casa che ha fatto di Maurizio una persona diversa da quella che lui stesso sognava.
Ma Maurizio non ha smesso di sognare, anzi, ora sogna molto più forte di prima. Sogna di poter riavere una donna, sogna una famiglia tutta sua, sogna dei figli Maurizio.
Sogna di poter dare loro tutto l’amore di cui è capace, sogna di poter insegnare loro ad andare in bicicletta per continuare a correre, più veloce del vento, più veloce del destino.








Caro Maurizio,
grazie per averci raccontato la tua storia piena di dolore, coraggio e tanta speranza.
Mi hai commosso con le tue parole e mi hai fatto capire ancora di più qual’è il vero “senso della vita”.
Grazie Maurizio, perché anche se la tua vita è una lotta, tu l’hai accettata con coraggio e tanta fede in Dio.
La tua è una storia piena di religiosità profonda, ma soprattutto d’amore, quell’amore sincero che tu riesci a dare a tutti noi!
Forza Maurizio, perché la vita è bella qualunque essa sia e dobbiamo difenderla a tutti i costi.
Ti abbraccio con immenso affetto,
tua amica,
AnnaElisa.
Dovrebbe essere un esempio per tante persone convinte (a volte anche io…) che ci manca sempre qualcosa nella vita…a questo eterno ragazzo per una banalità è venuta a mancare la bicicletta e l’amore della sua vita, ma principalmente il fatto di non poter usare le sue gambe come vorrebbe.
Ogni tanto lo incontro per strada e ci salutiamo, e lui è sempre sorridente, e per questo devo fargli i miei piu’ sinceri complimenti…una delle poche persone che vivono nell’ombra che se avrebbero tutto le possibilità di mettersi su un piedistallo…forza Muarrizio!!!
Ciao Maurizio
quest’estate è stato fantastico rincontrarti dopo qualche anno che ormai non ci si vedeva più,la tua storia la conosco benissimo, la tua rabbia..la tua voglia di ritornare a correre…la tua fede, sei e rimarrai un icona del popolo saprese, che ti vuole bene e ti stima tantissimo.
Ricordo con vero piacere le volte che ti venivo a prendere a casa per uscire, le chiacchierate…gli scherzi..i commenti…l’unico timore che avevo: Chiederti se ti mancava la bici, dove avevi trovato la forza di reagire, io sarei caduto nel baratro della dsperazione…poi ho capito che hai una grande fede e tanti amici che ti vogliono un mondo di bene.
A presto Maurizio
NON MOLLARE MAI MAURIZIO ….CONTINUA A LOTTARE……..
Sono la moglie di tuo cugino Roberto, Graziella. Ammiro la tua forza, il coraggio che trovi nella routine quotidiana, la tua fede. Nelle tue parole leggo tanta tristezza, sono le parole scritte tra il bianco delle righe, quelle parole che non scrivi, quelle sensazioni che non dirai mai, una nostalgia che si trasforma in speranza. Il racconto della tua vita è sorprendente, quando stavi per toccare il cielo, ti è caduto sulle gambe travolgendo tutte le tue aspettative. Il tuo essere ti contrastingue e continua ad emergere nella vita….resti sempre un vincitore!