Article written

  • on 11.08.2009
  • at 04:08 PM
  • by Tony

I commercianti di Sapri si lamentano ancora. 35

Alcuni giorni fa, tornando da mare, il mio sguardo cade su un manifesto che trovo affisso in via Kennedy. Un’affissione che titola: “Lettera aperta al Sindaco di Sapri“. Mi fermo a leggere e mentre leggo mi scappa un sorriso. Non perché quelle che sto leggendo siano belle parole anzi, piuttosto per il contenuto. Dopo i numerosi articoli su SapriBlog diretti ai commercianti “lamentosi” di Sapri ecco la prova inconfutabile che il lamento vige a vero e proprio Re di una parte dell’economia saprese. Così, dopo la raccolta di firme per far sgomberare gli ambulanti non autorizzati dalla festa di San Francesco (operazione giusta ma non certo per merito di una raccolta firme di alcuni commercianti), ecco arrivare una lettera al sindaco.
Per di più una lettera aperta con tanto di affissioni in giro per il paese. I commercianti finalmente lavorano insieme per migliorarsi, ma lo fanno ovviamente male. Credendo che l’aiuto provenga dall’alto, credendo che in quanto commercianti locali abbiano diritti illimitati rispetto ai commercianti che sporadicamente arrivano nella nostra cittadina per vendere i loro prodotti CON REGOLARE PERMESSO E LICENZA!

Ma partiamo con calma, partiamo da questa lettera al sindaco appunto. Si inizia rimpiangendo il fatto che il nostro paese, gemma del Cilento stia diventando la bella addormentata di turno. Ci si lamenta del fatto che le attività commerciali scontino i problemi provenienti da un turismo in declino e si piangono le piccole attività commerciali costrette a chiudere battenti per via della concorrenza delle grandi distribuzioni. Si additano come colpevoli, quasi fossero criminali, i mercati, gli extracomunitari, le feste e le manifestazioni organizzate da privati. Si sostiene che queste manifestazioni non aiutino i commercianti locali.

BALLE! Ancora una volta, la presunzione, l’ignoranza e la poca inventiva di alcuni commercianti locali (i quali si firmano in maniera generica e per tanto SapriBlog non riesce a specificare) ha preso il sopravvento. Questi commercianti dovrebbero capire che non arriverà nessun aiuto dall’alto, e che se molti di loro sono stati costretti a chiudere le uniche colpe sono da ricercare nel loro stesso operato. Evidentemente questi commercianti non sopportano la concorrenza, non riescono ad essere concorrenziali o non vogliono esserlo e pertanto, il turista e/o il cittadino preferisce andare a fare compere in un centro commerciale o in un discount o, perché no, al mercato.
Leggendo per intero la lettera si evince che per questi commercianti il mercato saprese (mercato inteso come incontro di domanda e offerta e non in senso prettamente fisico) dovrebbe essere limitato, ristretto e circoscritto e soprattutto dovrebbe ruotare intorno a loro. Ma ci sono o ci fanno? Il mercato, da che mondo è mondo, è libero, aperto e soprattutto senza confini. La domanda fa il mercato, non l’offerta. Il consumatore fa il mercato, non il commerciante. Se il cliente preferisce comprare al mercato rionale anzichè nel negozietto in via Kennedy o al Corso Garibaldi il problema non è l’esistenza del mercato, ma l’inesistenza di un’offerta da parte di questi negozi capace di controbattere quella del mercato rionale.

Ancora, in questa lettera ci si lamenta dello scarso operato dell’assessore di riferimento e delle promesse elettorali non mantenute. SapriBlog ovviamente non giustifica queste mancanze da parte dell’amministrazione ma continua a sostenere che l’aiuto non va atteso dall’alto ma che la “sveglia“, la “riscossa” va creata in casa con i mezzi propri. Bisogna organizzarsi, bisogna innovarsi, bisogna mettere da parte la presunzione e inventare una nuova offerta, occorre stimolare la domanda.

Pertanto, cari commercianti “lamentosi” ri-innamoratevi, innamoratevi di nuovo del vostro lavoro e soprattutto dei vostri clienti. Rincorreteli, dedicate loro delle serenate, aprite loro la portiera, fate i galanti. Il cliente è la vostra prima risorsa, coccolatela e unite a questa antica e romantica forma di galanteria e ruffianeria un pizzico di innovazione. Vedrete che non avrete più bisogno di richiedere l’aiuto dell’amministrazione di turno e non sentirete più la necessità di lamentarvi.

Ma sbrigatevi perché, come in tutte le cose, mentre voi pensate a cosa fare, c’è già chi lo sta facendo. :D

Alcuni giorni fa, tornando da mare, il mio sguardo cade su un manifesto che trovo affisso in via Kennedy. Un’affissione che titola: “Lettera aperta al Sindaco di Sapri”. Mi fermo a leggere e mentre leggo mi scappa un sorriso. Non perché quelle che sto leggendo siano belle parole anzi, piuttosto per il contenuto. Dopo i numerosi articoli su SapriBlog diretti ai commercianti “lamentosi” di Sapri ecco la prova inconfutabile che il lamento vige a vero e proprio Re di una parte dell’economia saprese. Così, dopo la raccolta di firme per far sgomberare gli ambulanti non autorizzati dalla festa di San Francesco (operazione giusta ma non certo per merito di una raccolta firme di alcuni commercianti), ecco arrivare una lettera al sindaco. Per di più una lettera aperta con tanto di affissioni in giro per il paese. I commercianti finalmente lavorano insieme per migliorarsi, ma lo fanno ovviamente male. Credendo che l’aiuto provenga dall’alto, credendo che in quanto commercianti locali abbiano diritti illimitati rispetto ai commercianti che sporadicamente arrivano nella nostra cittadini per vendere i loro prodotti CON REGOLARE PERMESSO E LICENZA!
Ma partiamo con calma, partiamo da questa lettera al sindaco appunto. Si inizia rimpiangendo il fatto che il nostro paese, gemma del Cilento stia diventando la bella addormentata di turno. Ci si lamenta del fatto che le attività commerciali scontino i problemi provenienti da un turismo in declino e si piangono le piccole attività commerciali costrette a chiudere battenti per via della concorrenza delle grandi distribuzioni. Si additano come colpevoli, quasi fossero criminali, i mercati, gli extracomunitari, le feste e le manifestazioni organizzate da privati. Si sostiene che queste manifestazioni non aiutino i commercianti locali.
BALLE! Ancora una volta, la presunzione, l’ignoranza e la poca inventiva di alcuni commercianti locali (i quali si firmano in maniera generica e per tanto SapriBlog non riesce a specificare) ha preso il sopravvento. Questi commercianti dovrebbero capire che non arriverà nessun aiuto dall’alto, e che se molti di loro sono stati costretti a chiudere le uniche colpe sono da ricercare nel loro stesso operato. Evidentemente questi commercianti non sopportano la concorrenza, non riescono ad essere concorrenziali o non vogliono esserlo e pertanto, il turista e/o il cittadino preferisce andare a fare compere in un centro commerciale o in un discount o, perché no, al mercato. Leggendo per intero la lettera si evince che per questi commercianti il mercato saprese (mercato inteso come incontro di domanda e offerta e non in senso prettamente fisico) dovrebbe essere limitato, ristretto e circoscritto e soprattutto dovrebbe ruotare intorno a loro. Ma ci sono o ci fanno? Il mercato, da che mondo è mondo, è libero, aperto e soprattutto senza confini. La domanda fa il mercato, non l’offerta. Il consumatore fa il mercato, non il commerciante. Se il cliente preferisce comprare al mercato rionale anzichè nel negozietto in via Kennedy o al Corso Garibaldi il problema non è l’esistenza del mercato, ma l’inesistenza di un’offerta da parte di questi negozi capace di controbattere quella del mercato rionale.
Ancora, in questa lettera ci si lamenta dello scarso operato dell’assessore di riferimento e delle promesse elettorali non mantenute. SapriBlog ovviamente non giustifica queste mancanze da parte dell’amministrazione ma continua a sostenere che l’aiuto non va atteso dall’alto ma che la “sveglia”, la “riscossa” va creata in casa con i mezzi propri. Bisogna organizzarsi, bisogna innovarsi, bisogna mettere da parte la presunzione e inventare una nuova offerta, occorre stimolare la domanda. Pertanto, cari commercianti “lamentosi” ri-innamoratevi, innamoratevi di nuovo del vostro lavoro e soprattutto dei vostri clienti. Rincorreteli, dedicate loro delle serenate, aprite loro la portiera, fate i galanti. Il cliente e la vostra prima risorsa, coccolatela e unite a questa antica e romantica forma di galanteria e ruffianeria un pizzico di innovazione. Vedrete che non avrete più bisogno di richiedere l’aiuto dell’amministrazione di turno e non sentirete più la necessità di lamentarvi.
Ma sbrigatevi perché, come in tutte le cose, mentre voi pensate a cosa fare, c’è già chi lo sta facendo. :D

Articoli Correlati

Sottoscrivi i commenti via RSS

Ci sono 35 commenti in questo post

  1. mi@ scrive:

    Salve a tutti ..nel blog si sta spaziando un po’..e spazierò anch’io ;-)
    Per quanto riguarda i commercianti dico solo che io, da anni ,per acquistare un paio di scarpe numero 41, per comprare abbigliamento adatto alla mia età ed alla mia taglia, devo spingermi fino Vallo,Sala Consilina,Salerno..questo perchè i nostri negozi non sono forniti o sono forniti di cose datate..basta guardare le vetrine: sempre uguali..qualcuna ha ancora qualche addobbo natalizio (no comment!)
    E’ estate ..ma le vetrine mettono na tristezza!!
    Non una nota di colore..non una novità..
    Quando mi sono sposata non sono riuscita a fare nulla a Sapri..sono DOVUTA andare a Sala..x tutto!!!
    Per quanto riguarda i napoletani..avendo studiato tanti anni lì..concordo con chi dice che la maleducazione non è insita solo nei napoletani ed ovviamente la maggioranza sono persone per bene…ma il problema è che noi stiamo cacciando via a pedate la brava gente..quella disposta a villeggiare in serenità, quella disposta a spendere e che non porta da casa perfino i sacchetti dell’immondizia perchè qui li vendono cari!!!!!
    Lavoro nel campo turistico e mi rendo conto di che degrado stia subendo il nostro turismo..noi ,per quanta selezione vogliamo fare, ci rendiamo conto che il target ormai è basso..anzi..bassissimo!
    La colpa non è nostra però!
    Se quando prenotano dobbiamo dire che non ci sono servizi..
    Se quando vantiamo il nostro mare e la nostra bandiera blu , poi ci ritroviamo soli ,a combattere con la gente che si ritrova il mare verde o la spiaggia sporca (e noi operatori dobbiamo provvedere da soli)..
    Se quando vantiamo i nostri lungomare e poi ci ritroviamo da Policastro a Sapri tutto un cantiere..quando vantiamo i nostri paesi e lungo le strade è pieno di sacchi dell’immondizia mai raccolti..ma ditemi voi..come vogliamo avere un turismo decente?
    Quale tipo di gente verrebbe in “un’oasi” del genere???

  2. Ciccio79 scrive:

    Non siamo catastrofisti, è vero che al centro commerciale non è oro tutto quello che luccica e i prezzi che adottano sono gli stessi dei negozi di Sapri ma infatti la gente continua a spendere anche a Sapri; per le offerte? i supermercati di Sapri mi pare rispondano bene con le loro “controfferte”, indovina in tutto ciò chi ci guadagna? ovvio il consumatore.
    Un altra cosa da dire è che molti dei negozi del centro commerciale sono gli stessi che già conosciamo e che hanno aperto anche la tipo Snoopy, oppure si sono spostati tipo Phone House.
    C’è da dire poi che il centro commerciale ha dato occupazione a molti giovani che prima stavano a spasso, questo bisogna ricordarsene e tenerne conto.
    Il centro commerciale non è solo per Sapri, è per il golfo intero e quindi il bacino d’utenza mi pare abbastanza giusto, certo è più vicino a Sapri e Villammare, ma da qualche parte lo dovevano pur mettere? ovunque si piazza un attività del genere è inevitabile che vi siano polemiche.
    I piccoli commercianti per ora non credo che non possono essere concorrenziali visti proprio i prezzi non particolarmente vantaggiosi a 360° del centro commerciale.
    Per il resto ci vuole cortesia ed inventiva, un commerciante con queste 2 doti non fallirà MAI.

  3. garimede scrive:

    Devo dire che Veronica ha toccato i tasti giusti centrando in pieno il problema.Partiamo da questo semplice principio: l’economia non deve essere fatta per il benessere di pochi e non deve essere gestita e interpretata dai super esperti. Tutti noi facciamo economia ogni giorno: comprando, vendendo, scambiando ciò che ci serve per vivere. Il sistema economico è nostro e dobbiamo gestirlo al meglio. Detto cio’, e supponendo che siate d’accordo, come possiamo fare a riprenderci il sistema economico? Come possiamo tirarci fuori dalla crisi dove ci hanno trascinato, facendoci promesse di ricchezze e crescita infinita?
    Lasciate perdere i super esperti economici che parlavano del mercato globale e della globalizzazione promettendoci ricchezza, ora sono gli stessi che ammettono di essersi sbagliati, gli stessi che propongono a volte l’opposto di quello che dicevano prima. Deve esserci un modo, un modo semplice, che anche i non esperti possono capire. Probabilmente è quello giusto,ma un metodo vorrei proporlo, una soluzione immediata basata su tre principi.
    1) Pensare vicino
    2) Produrre il necessario
    3) Sostenere i piccoli
    Mi spiego meglio:
    PENSARE VICINO.
    Procurarci quello che ci serve più vicino possibile, nei piccoli negozi, anche se il prezzo fosse leggermente superiore, sono comunque soldi che aumentano gli scambi locali, ricchezza che rimane vicino a noi invece che fermarsi in qualche banca lontana. Sono risorse che vanno al nostro vicino, che a sua volta avrà soldi per richiedere i nostri servizi. Tutto quello che si compra, si scambia o si dona localmente ci aiuta a sostenere la nostra comunità, i nostri amici, i nostri vicini e in definitiva noi stessi.E poi ci sono anche i vantaggi dell’occupazione locale. Qual’è la causa principale di una crisi? Poche persone controllano capitali enormi, queste poche persone perdono la fiducia nei mercati e smettono di investire.
    Non si può far girare il mercato producendo prodotti per loro. Bisogna produrre per chi spende il 100% del suo capitale, non per chi lo tiene fermo.
    SOSTENERE I PICCOLI
    Riprendiamoci il nostro potere economico. Lo abbiamo dato ai grandi capitalisti, alla grande distribuzione, ai grandi marchi che in realtà non producono niente.
    Come abbiamo fatto? Abbiamo comprato i loro prodotti, ci fidiamo di marchi che non hanno dietro alcuna produzione propria, diamo soldi a chi ne ha già tanti facendoli diventare sempre piu’ ricchi.
    Sostenere i piccoli significa comprare direttamente dai produttori, sostenere le piccole imprese, aiutare chi produce piccole quantità.
    Sostenere gli artigiani, i contadini, le piccole imprese di servizi i negozi di quartiere che possono fornirci prodotti di qualità. Le grandi imprese non fanno altro che servirsi di queste stesse persone, pagandole pochissimo e rivendendo il loro lavoro a prezzi stratosferici. Aiutare ed organizzare i piccoli produttori è un’impresa difficile, ma fra un pò sarà l’unica cosa possibile per vivere dignitosamente e consentire agli altri di fare altrettanto.

  4. garimede scrive:

    Brava Veronica,hai toccato i tasti giusti.Partiamo da questo semplice principio: l’economia non deve essere fatta per il benessere di pochi e non deve essere gestita e interpretata dai super esperti. Tutti noi facciamo economia ogni giorno: comprando, vendendo, scambiando ciò che ci serve per vivere. Il sistema economico è nostro e dobbiamo gestirlo al meglio. Detto cio’, e supponendo che siate d’accordo, come possiamo fare a riprenderci il sistema economico? Come possiamo tirarci fuori dalla crisi che coinvolge un po tutti?
    Lasciate perdere i super esperti economici che parlavano del mercato globale e della globalizzazione promettendoci ricchezza, ora sono gli stessi che ammettono di essersi sbagliati, gli stessi che propongono a volte l’opposto di quello che dicevano prima. Deve esserci un modo, un modo semplice, che anche i non esperti possono capire. Probabilmente è quello giusto,ma un metodo vorrei proporlo, una soluzione immediata basata su tre principi.
    1) Pensare vicino
    2) Produrre il necessario
    3) Sostenere i piccoli
    Mi spiego meglio:
    PENSARE VICINO.
    Procurarci quello che ci serve più vicino possibile, nei piccoli negozi, anche se il prezzo fosse leggermente superiore, sono comunque soldi che aumentano gli scambi locali, ricchezza che rimane vicino a noi invece che fermarsi in qualche banca lontana. Sono risorse che vanno al nostro vicino, che a sua volta avrà soldi per richiedere i nostri servizi e per acquistare nei nostri negozi. Tutto quello che si compra, si scambia o si dona localmente ci aiuta a sostenere la nostra comunità, i nostri amici, i nostri vicini e in definitiva noi stessi.E poi ci sono anche i vantaggi dell’occupazione locale. Qual’è la causa principale di una crisi? Poche persone controllano capitali enormi, queste poche persone perdono la fiducia nei mercati e smettono di investire.
    Non si può far girare il mercato producendo prodotti per loro. Bisogna produrre per chi spende il 100% del suo capitale, non per chi lo tiene fermo.
    SOSTENERE I PICCOLI
    Riprendiamoci il nostro potere economico. Lo abbiamo dato ai grandi capitalisti, alla grande distribuzione,(ma siete proprio sicuri di risparmiare uscendo di li con il carrello stracolmo di prodotti? )
    Come abbiamo fatto? Abbiamo comprato i loro prodotti, ci fidiamo di marchi che non hanno dietro alcuna produzione propria, diamo soldi a chi ne ha già tanti facendoli diventare sempre piu’ ricchi.
    Sostenere i piccoli significa comprare direttamente dai produttori, sostenere le piccole imprese, aiutare chi produce piccole quantità.
    Sostenere gli artigiani, i contadini, le piccole imprese di servizi i piccoli negozi di quartiere che possono fornirci prodotti di qualità. Le grandi imprese non fanno altro che servirsi di queste stesse persone, pagandole pochissimo e rivendendo il loro lavoro a prezzi stratosferici.Meditate gente!

  5. benjamin_linus scrive:

    Imparassero a fare il loro lavoro.
    W il Libero Mercato e la Concorrenza.

Partecipa alla discussione, inserisci un commento!

* Campo richiesto

sapriblog.com is powered by WordPress and FREEmium Theme.
Questo blog NON è considerabile un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.